PERENNEMENTE attiva, diretta, testarda, disponibile,
ironica, istintiva…
Amo il mio Mare , l’eleganza in usi e costumi,
il blu elettrico, il rosso e i gatti.
Odio le scarpe da ginnastica, chi non ha una propria personalità,
le “bugie” e il formaggio stagionato...

 

"Dormire, sognare… un po’ morire" disse Shakespeare e infatti l’ultima volta che sognò s’addormentò e non si risvegliò mai più. 
Chissà cosa aveva mangiato? può pensare qualcuno; ma non sempre il sogno scaturisce dalla digestione così come non sempre l’allagamento è sinonimo di alluvione (e Dante e Firenze sono la riprova chiara anche se non è chiaro di cosa.)
E tutto ciò forse è già utopia.
Utopia: Uto, dal greco, che vuol dire impossibilità di toccarsi la punta dei pollici col coccige; e Pia, dal latino, “va’ a quel paese”; l’utopia infatti è l’apoteosi dell’inavverabile così come il sogno è l’impossibilità dell’avverato (a differenza dell’indisponibilità dell’avvocato e della liquidità del gelato). 
Appare chiaro a chi ha più acume che cerume e cioè le orecchie piccole, che sogno e utopie vadano di pari passo verso l’ignoto passando per lo gnoto unite da una tale affinità di intenti da poter essere paragonate solo a Gianni e Pinotto.
Per esempio sapere che i giovani di oggi saranno i vecchi di domani e che i vecchi di oggi saranno i giovani di domani mi lascia del tutto intonso. Non credo nel domani perchè non v’è certezza e soprattutto perchè chi vuol essere lieto sia, e tutti gli altri ne han trentuno, con april giugno e settembre; questo per dire che le stagioni cambiano ma invertendo i fattori il prodotto non cambia: non c’è sesso senza amore non c’è amore senza sesso non c’è casa senza cesso non c’è busto senza gesso non c’è nulla senza un nesso.
Certo la speranza è sempre l’ultima a morire ma prima della speranza c’è la diffidenza e dopo la diffidenza l’arroganza e tra l’arroganza e la speranza la violenza con la sua famosa spirale che serve appunto per non generare altra violenza. (cfr il “testo unico contraccettivi e allegri sostantivi”). Occhio non vede cuore non duole: ma è meglio dire “pugno non arriva occhio non si gonfia”.
Io nel cassetto non ho sogni, nel cassetto ho le dita, perchè l’utopia è dolore (dallo spagnolo dol, “dolor”, e dal francese ore, che significa “ahi che”). Il futuro è corporeo il passato stentoreo il monumento marmoreo il presente un po’ empireo ma più in alto c’è l’aereo. Volare è come pensare e ciò ha un valore intrinseco che può essere riassunto nella formula B sta ad O come A sta ad U.
Szwaizer diceva: “E sta a Q come C sta a MU”; a differenza di quello che ha sempre sostenuto Shnellingher e cioè che QUI sta a SU come LA sta a MI; un giorno un gruppo di loro allievi e discepoli li aspettarono sotto casa e li picchiarono fino a farli diventare un solo monozigote di nome Alfio e queste teorie vennero dimenticate.
Io, più semplicemente, dico solo questo a chi ha sogni e utopie: crescete e moltiplicatevi e tutto sommato non dividetevi perchè l’arancio ha la scorza ma l’unione fa la forza. I sogni son vitamine (cfr. il testo “il cedro e altre utopie birichine”).
Nessuno potrà mai obbligarmi a dire “Cin ciun cion sul pipo d’oro” e questo perchè sono un uomo libero, almeno fino a che non entra dentro di me un altro essere che chiudendosi a chiave mi fa diventare occupato. E questo perchè di solito ho pieno controllo delle mie facoltà universitarie e mentali.
Solo un repentino calo di zuccheri cambierebbe le mie idee chiare in un colore più scuro perchè a differenza di quello che diceva M. Poppins non basta un poco di zucchero perchè la pillola vada giù la pillola vada giù…
La cosa che sogno di più al mondo è uno sblendorino calamitato tutto mio, ma so che non è facile, so che non si può avere tutto dalla vita, ma se Tanto mi d… tanto io prendo tanto! 
L’uso della ragione incide troppo sul riflesso del tempo e sulle nostre ansie di uomini e di alci e questo è un fatto strano ma in ogni fatto strano c’è una dose di verità infatti la felicità non è detto che passi attraverso la fortuna ma state sicuri che se passa vicino al benessere si ferma almeno per una notte.
Chi vivrà vedrà, quindi abbasso le talpe!

"Dormire, sognare… un po’ morire" disse Shakespeare e infatti l’ultima volta che sognò s’addormentò e non si risvegliò mai più.
Chissà cosa aveva mangiato? può pensare qualcuno; ma non sempre il sogno scaturisce dalla digestione così come non sempre l’allagamento è sinonimo di alluvione (e Dante e Firenze sono la riprova chiara anche se non è chiaro di cosa.)
E tutto ciò forse è già utopia.
Utopia: Uto, dal greco, che vuol dire impossibilità di toccarsi la punta dei pollici col coccige; e Pia, dal latino, “va’ a quel paese”; l’utopia infatti è l’apoteosi dell’inavverabile così come il sogno è l’impossibilità dell’avverato (a differenza dell’indisponibilità dell’avvocato e della liquidità del gelato).
Appare chiaro a chi ha più acume che cerume e cioè le orecchie piccole, che sogno e utopie vadano di pari passo verso l’ignoto passando per lo gnoto unite da una tale affinità di intenti da poter essere paragonate solo a Gianni e Pinotto.
Per esempio sapere che i giovani di oggi saranno i vecchi di domani e che i vecchi di oggi saranno i giovani di domani mi lascia del tutto intonso. Non credo nel domani perchè non v’è certezza e soprattutto perchè chi vuol essere lieto sia, e tutti gli altri ne han trentuno, con april giugno e settembre; questo per dire che le stagioni cambiano ma invertendo i fattori il prodotto non cambia: non c’è sesso senza amore non c’è amore senza sesso non c’è casa senza cesso non c’è busto senza gesso non c’è nulla senza un nesso.
Certo la speranza è sempre l’ultima a morire ma prima della speranza c’è la diffidenza e dopo la diffidenza l’arroganza e tra l’arroganza e la speranza la violenza con la sua famosa spirale che serve appunto per non generare altra violenza. (cfr il “testo unico contraccettivi e allegri sostantivi”). Occhio non vede cuore non duole: ma è meglio dire “pugno non arriva occhio non si gonfia”.
Io nel cassetto non ho sogni, nel cassetto ho le dita, perchè l’utopia è dolore (dallo spagnolo dol, “dolor”, e dal francese ore, che significa “ahi che”). Il futuro è corporeo il passato stentoreo il monumento marmoreo il presente un po’ empireo ma più in alto c’è l’aereo. Volare è come pensare e ciò ha un valore intrinseco che può essere riassunto nella formula B sta ad O come A sta ad U.
Szwaizer diceva: “E sta a Q come C sta a MU”; a differenza di quello che ha sempre sostenuto Shnellingher e cioè che QUI sta a SU come LA sta a MI; un giorno un gruppo di loro allievi e discepoli li aspettarono sotto casa e li picchiarono fino a farli diventare un solo monozigote di nome Alfio e queste teorie vennero dimenticate.
Io, più semplicemente, dico solo questo a chi ha sogni e utopie: crescete e moltiplicatevi e tutto sommato non dividetevi perchè l’arancio ha la scorza ma l’unione fa la forza. I sogni son vitamine (cfr. il testo “il cedro e altre utopie birichine”).
Nessuno potrà mai obbligarmi a dire “Cin ciun cion sul pipo d’oro” e questo perchè sono un uomo libero, almeno fino a che non entra dentro di me un altro essere che chiudendosi a chiave mi fa diventare occupato. E questo perchè di solito ho pieno controllo delle mie facoltà universitarie e mentali.
Solo un repentino calo di zuccheri cambierebbe le mie idee chiare in un colore più scuro perchè a differenza di quello che diceva M. Poppins non basta un poco di zucchero perchè la pillola vada giù la pillola vada giù…
La cosa che sogno di più al mondo è uno sblendorino calamitato tutto mio, ma so che non è facile, so che non si può avere tutto dalla vita, ma se Tanto mi d… tanto io prendo tanto!
L’uso della ragione incide troppo sul riflesso del tempo e sulle nostre ansie di uomini e di alci e questo è un fatto strano ma in ogni fatto strano c’è una dose di verità infatti la felicità non è detto che passi attraverso la fortuna ma state sicuri che se passa vicino al benessere si ferma almeno per una notte.
Chi vivrà vedrà, quindi abbasso le talpe!

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